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	<title>click.logg&#187; &#187; Pubblicità</title>
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	<description>&#124; Tutte le news e i trucchi dal mondo del web e del software</description>
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		<title>Google pensa di inserire la pubblicità in Street View</title>
		<link>http://click.logg.it/2010/01/19/google-pensa-di-inserire-la-pubblicita-in-street-view/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 08:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Augmented reality]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Local]]></category>
		<category><![CDATA[Street View]]></category>

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		<description><![CDATA[Google sta pensando di inserire annunci virtuali in Street View, come una sorta di &#8220;realtà aumentata&#8221;.
L&#8217;idea è uscita a settembre 2009 da un incontro avuto dai responsabili di Google Local con alcune agenzie di pubblicità europee in cui ha per la prima volta è stata ventilata come possibilità.
Il meccanismo prevede che le pubblicità siano inserite in Google Local Business Center, poi dovrebbero essere generati dei cartelli virtuali da essere quindi inseriti in Street View, in corrispondenza dell&#8217;esercizio commerciale.
Google ha detto di non aver ancora pianificato questa attività, ma è stato trovato un brevetto depositato da Mountain View che riguarda proprio questo argomento.
Il [<a href="http://click.logg.it/2010/01/19/google-pensa-di-inserire-la-pubblicita-in-street-view/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Google" href="http://Google.com" target="_blank">Google</a> sta pensando di inserire annunci virtuali in Street View, come una sorta di &#8220;realtà aumentata&#8221;.</p>
<div id="attachment_2125" class="wp-caption alignnone" style="width: 409px"><img class="size-medium wp-image-2125" title="Google: ipotesi di pubblicità su street view" src="http://click.logg.it/files/2010/01/Google-pubblicita-street-view-399x286.png" alt="Google: ipotesi di pubblicità su street view" width="399" height="286" /><p class="wp-caption-text">Google: ipotesi di pubblicità su street view</p></div>
<p>L&#8217;idea è uscita a settembre 2009 da un incontro avuto dai responsabili di Google Local con alcune agenzie di pubblicità europee in cui ha per la prima volta è stata ventilata come possibilità.</p>
<p>Il meccanismo prevede che le pubblicità siano inserite in <a title="google local business center" href="http://www.google.com/local/add/businessCenter?hl=en-US&amp;gl=US" target="_blank">Google Local Business Center</a>, poi dovrebbero essere generati dei cartelli virtuali da essere quindi inseriti in Street View, in corrispondenza dell&#8217;esercizio commerciale.</p>
<p>Google ha detto di non aver ancora pianificato questa attività, ma è stato trovato un brevetto depositato da Mountain View che riguarda proprio questo argomento.</p>
<p>Il brevetto si intitola &#8220;Riconoscere il testo dalle immagini&#8221; e prevede proprio la possibilità di estrarre informazioni dalle scene di strada in cui possiamo trovare testi come cartelli stradali, nomi dei palazzi, numeri civici, insegne.</p>
<p>L&#8217;idea sarebbe quella di indicizzare questi testi ed inserirli nel database del motore di ricerca: queste informazioni potrebbero poi essere restituite come immagini più definite o più aggiornate.</p>
<p>Il tutto dà l&#8217;idea di come la convergenza di ricerche locali, dspositivi mobili e navigazione sia una delle priorità della grande G nel prossimo futuro</p>
<p>[Via: <a title="cnet news" href="http://news.cnet.com/8301-30684_3-10429372-265.hnvetml?tag=newsEditorsPicksArea.0" target="_blank">cnet news</a>, <a title="the register" href="http://www.theregister.co.uk/2008/01/04/google_files_text_image_rec_patent/" target="_blank">The Register</a>]</p>


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		</item>
		<item>
		<title>Apple studia la pubblicità obbligatoria su qualsiasi dispositivo</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/11/24/apple-studia-la-pubblicita-obbligatoria-su-qualsiasi-dispositivo/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 20:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>

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		<description><![CDATA[La Apple dei miracoli, quella di moda, quella dei prodotti più belli sta volgendo verso la parte &#8220;diabolica&#8221;?
Viene da pensare questo quando si scopre che la casa di Cupertino sta studiando un&#8217;applicazione per far comparire pubblicità &#8220;forzata&#8221; su diversi dispositivi: dallo smartphone alla TV, dal computer alla consolle per videogiochi, per arrivare al lettore multimediale, con pubblicità solo audio.
L&#8217;hanno chiamata &#8220;enforcement routine&#8221;. Si stratta di un meccanismo software che mostra la pubblicità in momenti non prevedibili, non importa cosa stia facendo l&#8217;utente. Inoltre non richiede solo attenzione ma la pretende: è in grado di congelare il dispositivo fino a che l&#8217;utente non schiaccia [<a href="http://click.logg.it/2009/11/24/apple-studia-la-pubblicita-obbligatoria-su-qualsiasi-dispositivo/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a title="apple" href="http://apple.com" target="_blank">Apple</a> dei miracoli, quella di moda, quella dei prodotti più belli sta volgendo verso la parte &#8220;diabolica&#8221;?</p>
<div id="attachment_1786" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1786" src="http://click.logg.it/files/2009/11/apple-logo-blue-300x300.jpg" alt="Apple" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Apple</p></div>
<p>Viene da pensare questo quando si scopre che la casa di Cupertino sta studiando un&#8217;applicazione per far comparire pubblicità &#8220;forzata&#8221; su diversi dispositivi: dallo smartphone alla TV, dal computer alla consolle per videogiochi, per arrivare al lettore multimediale, con pubblicità solo audio.</p>
<p>L&#8217;hanno chiamata &#8220;enforcement routine&#8221;. Si stratta di un meccanismo software che mostra la pubblicità in momenti non prevedibili, non importa cosa stia facendo l&#8217;utente. Inoltre non richiede solo attenzione ma la pretende: è in grado di congelare il dispositivo fino a che l&#8217;utente non schiaccia un pulsante o  risponde ad una domanda per dimostrare di aver visto lo spot.</p>
<p>L&#8217;invenzione non sembra essere per niente nella linea dell&#8217;azienda che tenta di migliorare la qualità della vita dei propri clienti, come ama essere considerata Apple.</p>
<p>Quello che c&#8217;è di sicuro è che nella domanda per il brevetto compare come primo nome quello di Steve Jobs e questa è una rarità: è successo solo 4 volte sui 3o0 brevetti di cui è co-intestatario.</p>
<p>Secondo le intenzioni questo software potrebbe equipaggiare dispositivi che possono essere regalati o venduti a prezzi ribassati dalle case produttrici, sicure di ricevere un ritorno con i passaggi pubblicitari.</p>
<p>Certo Apple sta dimostrando di pensare al futuro con questa invenzione, ma viene da pensare quanto possa fare male all&#8217;immagine dell&#8217;azienda un&#8217;eventuale commercializzazi0ne di un prodotto che procura del fastidio ai propri utenti anzichè migliorare la loro espreienza d&#8217;uso. La enforcement routine potrebbe anzi rivelarsi un colossale boomerang per Apple.</p>
<p>[Via: <a title="the new york times" href="http://www.nytimes.com/2009/11/15/business/15digi.html?_r=1" target="_blank">The New York Times</a>]</p>


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		<title>Google entra nella pubblicità mobile acquisendo AdMob</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/11/12/google-entra-nella-pubblicita-mobile-acquisendo-admob/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 19:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Applicazioni mobili]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[AdMob]]></category>

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		<description><![CDATA[Google ha deciso di completare il suo portafoglio di attività pubblicitarie con AdMob, una compagnia specializzata nel settore mobile.
Fondata nel 2006, AdMob gestisce oramai 15.000 sito mobili, con grandi nomi come Ford e Coca-Cola: recentemente aveva a sua volta acquistato la concorrente AdWhirl.
&#8220;Nonostante un enorme incremento dell&#8217;uso dei terminali mobili per navigare, il web mobile è ancora agli inizi&#8221; sostengono Susan Wojcicki, vice presidente della gestione del prodotto e Vic Gundotra, vice presidente per l&#8217;ingegnerizzazione di Google. &#8220;Pensiamo che ottimi prodotti pubblicitari mobili possano far crescere ancora di più l&#8217;ecosistema.&#8221;
La strattegia di Google prevede quindi di affiancare il proprio sistema operativo per i terminali mobili [<a href="http://click.logg.it/2009/11/12/google-entra-nella-pubblicita-mobile-acquisendo-admob/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="google" href="http://google.com" target="_blank">Google</a> ha deciso di completare il suo portafoglio di attività pubblicitarie con <a title="AdMob" href="http://AdMob.com" target="_blank">AdMob</a>, una compagnia specializzata nel settore mobile.</p>
<div id="attachment_1723" class="wp-caption aligncenter" style="width: 409px"><img class="size-medium wp-image-1723" src="http://click.logg.it/files/2009/11/Google-AdMob-399x294.gif" alt="Google - AdMob" width="399" height="294" /><p class="wp-caption-text">Google - AdMob</p></div>
<p>Fondata nel 2006, AdMob gestisce oramai 15.000 sito mobili, con grandi nomi come Ford e Coca-Cola: recentemente aveva a sua volta acquistato la concorrente <a title="AdWhirl" href="http://www.adwhirl.com/" target="_blank">AdWhirl</a>.</p>
<p>&#8220;Nonostante un enorme incremento dell&#8217;uso dei terminali mobili per navigare, il web mobile è ancora agli inizi&#8221; sostengono Susan Wojcicki, vice presidente della gestione del prodotto e Vic Gundotra, vice presidente per l&#8217;ingegnerizzazione di Google. &#8220;Pensiamo che ottimi prodotti pubblicitari mobili possano far crescere ancora di più l&#8217;ecosistema.&#8221;</p>
<p>La strattegia di Google prevede quindi di affiancare il proprio sistema operativo per i terminali mobili ad una piattaforma pubblicitaria dedicata, che si andrà ad integrare con il sistema di gestione delle inserzioni su web più importante al mondo (AdSense/AdWords).</p>
<p>L&#8217;acquisizione è una delle più costose da parte di Google: con 750 milioni di $ è scavalcata solo dalle acquisizioni di YouTube (3,1 miliardi di $) e DoubleClick (1,6 miliardi di $).</p>
<p>[Via: <a title="cnet" href="http://news.cnet.com/8301-30684_3-10393271-265.html" target="_blank">Cnet</a>]</p>


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		<title>YouTube arriverà al profitto in &#8220;non molto tempo&#8221;</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/10/18/youtube-arrivera-al-profitto-in-non-molto-tempo/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 10:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[YouTube]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare che YouTube sia in procinto di arrivare al pareggio di bilancio in un futuro &#8220;non troppo distante&#8221;.
L&#8217;affermazione è stata fatta da Google durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati del terzo quadrimestre: YouTube sta &#8220;monetizzando&#8221; (vendendo pubblicità) su 1 miliardo di video a settimana. Considerando l&#8217;annuncio di qualche giorno fa in cui si diceva che il sito serve 1 miliardo di video al giorno significa che stanno entrando soldi da 1 video su 7 visti.
 La società ha anche rivelato che il 90% dei 50 principali inserzionisti ha annunci su YouTube, inoltre il 90% degli annunci in homepage per il [<a href="http://click.logg.it/2009/10/18/youtube-arrivera-al-profitto-in-non-molto-tempo/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare che <a title="YouTube" href="http://YouTube.com" target="_blank">YouTube</a> sia in procinto di arrivare al pareggio di bilancio in un futuro &#8220;non troppo distante&#8221;.</p>
<div id="attachment_121" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-121" src="http://click.logg.it/files/2009/01/youtube_logo-300x173.png" alt="YouTube" width="300" height="173" /><p class="wp-caption-text">YouTube</p></div>
<p>L&#8217;affermazione è stata fatta da Google durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati del terzo quadrimestre: YouTube sta &#8220;monetizzando&#8221; (vendendo pubblicità) su 1 miliardo di video a settimana. Considerando l&#8217;annuncio di qualche giorno fa in cui si diceva che il sito serve <a title="Record per Youtube e Flickr!" href="http://click.logg.it/2009/10/15/record-per-youtube-e-flickr/">1 miliardo di video al giorno</a> significa che stanno entrando soldi da 1 video su 7 visti.</p>
<p><span> La società ha anche rivelato che il 90% dei 50 principali inserzionisti ha annunci su YouTube, inoltre il 90% degli annunci in homepage per il prossimo trimestre è già venduto. Infine la forza vendita ha appena iniziato a proporre nuove soluzioni: la previsione quindi è che entreranno più soldi.</span></p>
<p><span>Altre indicazioni vengono da Warner Music che è rientrata in partnership con YouTube con un nuovo accordo: la società ha ora un rapporto con le 4 maggiori etichette musicali.</span></p>
<p><span>E anche sul fronte delle major cinematografiche qualcosa si muove: sono in corso trattative per rendere disponibili i film a noleggio. I contatti sono in corso con Warner Bros, Lions Gate Entertainment e Sony: l&#8217;idea è quella di noleggiare i film a 3,99 $, lo stesso prezzo di iTunes. Se dovesse andare tutto liscio YouTube si metterebbe in diretta competizione con servizi come Netflix, Amazon e  Apple iTunes, </span><span>sarebbe anche la prima volta che  la compagnia guadagna da altre fonti che non siano la pubblicità.</span></p>
<p> [Approfondimenti: <a title="techcrunch" href="http://www.techcrunch.com/2009/10/15/youtube-monetizing-over-a-billion-video-views-a-week/" target="_blank">TechCrunch</a>, <a title="businessweek" href="http://www.businessweek.com/the_thread/techbeat/archives/2009/09/youtube_is_nego.html" target="_blank">BusinessWeek</a>]</p>


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		<item>
		<title>Gli editori contro gli aggregatori di news, New York Times e Murdoch per notizie a pagamento</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/07/11/gli-editori-contro-gli-aggregatori-di-news-new-york-times-e-murdoch-per-notizie-a-pagamento/</link>
		<comments>http://click.logg.it/2009/07/11/gli-editori-contro-gli-aggregatori-di-news-new-york-times-e-murdoch-per-notizie-a-pagamento/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 17:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Aggregatori]]></category>
		<category><![CDATA[Editori]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
		<category><![CDATA[News Corporation]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo della notizie online torna a ribollire dopo alcune mosse di editori.
Il primo ad aprire le danze è stato Rupert Murdoch in maggio secondo cui il giornali online dovrebbero far pagare i propri contenuti e il News corp. sta pensando di passare a questo modello entro un anno, basandosi sul lavoro del Wall Street Journal, che già da tempo funziona con abbonamento.
L&#8217;altra notizia è di queste ore: il New York Times starebbe pensando di andare verso un modello di abbonamento a 5 $ al mese: con un sondaggio sta cercando di capire cosa ne pensano i suoi lettori. Il giornale [<a href="http://click.logg.it/2009/07/11/gli-editori-contro-gli-aggregatori-di-news-new-york-times-e-murdoch-per-notizie-a-pagamento/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo della notizie online torna a ribollire dopo alcune mosse di editori.</p>
<p>Il primo ad aprire le danze è stato Rupert Murdoch in maggio secondo cui il giornali online dovrebbero far pagare i propri contenuti e il News corp. sta pensando di passare a questo modello entro un anno, basandosi sul lavoro del Wall Street Journal, che già da tempo funziona con abbonamento.</p>
<p>L&#8217;altra notizia è di queste ore: il New York Times starebbe pensando di andare verso un modello di abbonamento a 5 $ al mese: con un sondaggio sta cercando di capire cosa ne pensano i suoi lettori. Il giornale aveva già provato questa strada nel 2005, ma era stata abbandonata nel 2007 a causa degli scarsi introiti.</p>
<div id="attachment_1164" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1164" src="http://click.logg.it/files/2009/07/online-news-300x199.jpg" alt="Online News" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Online News</p></div>
<p>Intanto gli editori dei giornali si scagliano contro gli aggregatori: in aprile il Wall Street Journal aveva bollato Google come un &#8220;parassita di internet&#8221;, a causa del suo aggregatore di notizie che fa profitti con il lavoro di altri.</p>
<p>In maggio l&#8217;Associazione europea degli editori di quotidiani (<a title="ENPA" href="http://www.enpa.be/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=199&amp;Itemid=31" target="_blank" class="broken_link">ENPA</a>) si è scagliata contro gli aggregatori. L&#8217;associazione che riunisce 5.200 giornali ritiene che ciascuno di essi debba poter decidere quali informazioni possano essere indicizzate dagli aggregatori e in ogni caso la decisione di aprire alla pubblicità su Google News &#8220;pone degli ostacoli sulla strada dell&#8217;accordo tra Google e gli editori su regole condivise&#8221;. E&#8217;  degli ultimi giorni invece una lettera al commissario europeo Viviane Reding sugli stessi toni: la popolarità degli aggregatori vanifica gli sforzi degli editori per trovare canali di distribuzione online e minaccia la sopravvivenza del giornalismo indipendente.</p>
<p>Se un accordo tra i grandi aggregatori (Google, Yahoo) e gli editori appare naturale, siamo più scettici sulla questione delle news a pagamento. La pensiamo esattamente come Layla Pavone presidente dello IAB Italia su <a title="layla pavone" href="http://www.corriere.it/economia/09_luglio_09/iab_pubblicita_layla_pavone_editoria_marco_pratellesi_94c8a6c4-6cbd-11de-864b-00144f02aabc.shtml" target="_blank"> Corriere.it</a>: &#8220;è troppo tardi per fare pagare le notizie agli utenti&#8221;.</p>
<p>Approfondimenti: <a title="guardian" href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=13&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.guardian.co.uk%2Fmedia%2F2009%2Fmay%2F07%2Frupert-murdoch-charging-websites&amp;ei=3MpYSua7M5fAmgOaoajdCQ&amp;usg=AFQjCNFz1JF27XuqpvZ_TZcqrRPk1KLTBg&amp;sig2=28yGbvJ2PBEXgN_qo38UMg" target="_blank">Guardian</a>, <a title="bloomberg" href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=newsarchive&amp;sid=a8GofbbtFf8w" target="_blank">Bloomberg</a>, <a title="the independent" href="http://www.independent.co.uk/news/media/online/google-slammed-as-parasites-of-the-internet-1664748.html" target="_blank">The Independent</a>, <a title="editors weblog" href="http://www.editorsweblog.org/newspaper/2009/05/european_newspaper_publishers_associatio.php" target="_blank">editors weblog</a>]</p>


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		<title>Giornali online a pagamento? Non proprio&#8230;</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/05/18/giornali-online-a-pagamento-non-proprio/</link>
		<comments>http://click.logg.it/2009/05/18/giornali-online-a-pagamento-non-proprio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 15:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://click.logg.it/?p=850</guid>
		<description><![CDATA[Gli analisti si esercitano in questo periodo sui metodi che le edizioni online dei quotidiani potranno escogitare per incrementare le entrate dopo l&#8217;annuncio di Robert Murdoch di voler rendere i siti dei propri quotidiani a pagamento.
La tesi più interessante è quella di Eric Pfanner sul New York Times che sostiene come erigere &#8220;muri&#8221; come il pagamento obbligatorio per accedere alle news non salverà certo i giornali online.
Se esaminiamo i tentativi di far pagare i contenuti ai lettori nella storia di Internet dobbiamo concludere che sono tutti falliti miseramente (anche per giornali con ottima tiratura) e in alcuni casi hanno aiutato [<a href="http://click.logg.it/2009/05/18/giornali-online-a-pagamento-non-proprio/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli analisti si esercitano in questo periodo sui metodi che le edizioni online dei quotidiani potranno escogitare per incrementare le entrate dopo l&#8217;annuncio di Robert Murdoch di voler rendere i siti dei propri quotidiani a pagamento.</p>
<div id="attachment_851" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://click.logg.it/files/2009/05/news-online.jpg"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://click.logg.it/files/2009/05/news-online-300x166.jpg" alt="news online" width="300" height="166" /></a><p class="wp-caption-text">news online</p></div>
<p>La tesi più interessante è quella di Eric Pfanner sul <a title="New York Times" href="http://www.nytimes.com/2009/05/18/business/media/18iht-cache18.html?_r=1&amp;scp=1&amp;sq=eric%20pfanner%20how%20to%20get%20payment&amp;st=cse" target="_blank">New York Times</a> che sostiene come erigere &#8220;muri&#8221; come il pagamento obbligatorio per accedere alle news non salverà certo i giornali online.</p>
<p>Se esaminiamo i tentativi di far pagare i contenuti ai lettori nella storia di Internet dobbiamo concludere che sono tutti falliti miseramente (anche per giornali con ottima tiratura) e in alcuni casi hanno aiutato il principale concorrente a guadagnare lettori.</p>
<p>Gli unici che sono riusciti nell&#8217;intento sono il Wall Street Journal che dal 1996 raccoglie un nutrito gruppo di abbonati e recentemente il Financial Times che ha &#8220;fatto il salto&#8221; nel 2002: si tratta però esclusivamente di informazioni professionali, di nicchia rispetto ai giornali generalisti.</p>
<p>Eliminando la retorica del &#8220;su internet deve essere tutto gratis&#8221;, troviamo che il modello di business dei siti di informazione non si distingue da quello delle TV commerciali, delle radio commerciali e dei giornali &#8220;free press&#8221; (appunto) distribuiti gratuitamente.</p>
<p>D&#8217;altra parte secondo Pfanner solo pochi giornali sono arrivati ad abbattere il muro del 10% dei ricavi generati dalla parte online, con i costi che sono invece crescenti e la pubblicità online in calo (ma che sarà la prima a tornare a crescere nel prossimo futuro).</p>
<p>Andrew Edgecliffe-Johnson del <a title="Financial Times" href="http://www.ft.com/cms/s/0/d0960f18-4303-11de-b793-00144feabdc0.html" target="_blank">Financial Times</a> cita una ricerca New Media Age che sostiene come il 77% dei lettori di notizie online non pagherebbero per leggere le stesse notizie che comunque potrebbero trovare gratis online da altri fornitori.</p>
<p>Le soluzione prospettate sembrano essere quindi poche:</p>
<p>1. muoversi verso una formula mista: in cui alcuni contenuti siano liberi ed altri a pagamento, ovvero quelli premium, specializzati, di nicchia (notizie finanziarie, sportive, etc.).</p>
<p>2. vendere i contenuti abbinati a tecnologie &#8220;sexy&#8221;: il successo della musica su iPod e dell&#8217;App Store per iPhone fa pensare che  se abbinati a tecnologie che fanno tendenza (vedi anche l&#8217;esempio di Amazon Kindle) possano essere venduti a pagamento anche i contenuti informativi.</p>
<p>3. pensare ad una differente distribuzione dei ricavi: la recente tendenza dell&#8217;industria musicale, dopo aver capito di non riuscire a contrastare lo scambio ilegale con il p2p, è quella di proporre abbonamenti a tempo per dare accesso a interi cataloghi musicali. Lo stesso approccio potrebbe essere preso per le news online che potrebbero accordarsi con i provider e garantire a questi clienti l&#8217;accesso gratis ai propri cataloghi (magari insieme a servizi di altri partner come social network etc.) in cambio di una quota dell&#8217;abbonamento alla banda larga.</p>
<p>L&#8217;ultima soluzione sembra la più radicale e potrebbe cambiare rivoluzionare la rete come la conosciamo oggi, segmentandola a seconda del provider a cui gli utenti sono abbonati: voi che ne pensate?</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="New York Times" href="http://www.nytimes.com/2009/05/18/business/media/18iht-cache18.html?_r=1&amp;scp=1&amp;sq=eric%20pfanner%20how%20to%20get%20payment&amp;st=cse" target="_blank">New York Times</a> e <a title="Financial Times" href="http://www.ft.com/cms/s/0/d0960f18-4303-11de-b793-00144feabdc0.html" target="_blank">Financial Times</a>]</p>


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		<title>Dada lancia la pubblicità online &#8220;semplice&#8221;</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/04/23/dada-lancia-la-pubblicita-online-semplice/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 17:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dada]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[AdRight]]></category>
		<category><![CDATA[Simply]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il consorzio Premium Publisher Network formato dagli editori dei maggiori giornali, ecco un&#8217;altra iniziativa italiana sul fronte pubblicità: Dada si lancia nell&#8217;online con Simply.
La piattaforma è attiva da qualche settimana e ricalca nell&#8217;impostazione i servizi AdSense/Adwords di Google o i simili servizi di Yahoo! e Microsoft. L&#8217;offerta è indirizzata sia a chi pubblica qualcosa sul web, sia a chi vuole promuovere qualcosa online: Simply li chiama &#8220;publisher&#8221; e &#8220;advertiser&#8220;.
Il bacino offerto da Simply per pubblicare inserzioni  comprende 83 paesi diversi, mentre i siti proprietari di Dada raggiungono mensilmente circa 62 milioni di visitatori unici. &#8220;Tra i nostri obiettivi [<a href="http://click.logg.it/2009/04/23/dada-lancia-la-pubblicita-online-semplice/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il consorzio <a title="Pubblicità online in crescita, ma i network si riorganizzano" href="http://click.logg.it/2009/03/31/pubblicita-online-in-crescita-ma-i-network-si-riorganizzano/">Premium Publisher Network</a> formato dagli editori dei maggiori giornali, ecco un&#8217;altra iniziativa italiana sul fronte pubblicità: <a title="dada" href="http://dada.dada.net" target="_blank">Dada</a> si lancia nell&#8217;online con Simply.</p>
<div id="attachment_710" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://click.logg.it/files/2009/04/simply.jpg"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://click.logg.it/files/2009/04/simply-300x123.jpg" alt="Simply di Dada" width="300" height="123" /></a><p class="wp-caption-text">Simply di Dada</p></div>
<p>La piattaforma è attiva da qualche settimana e ricalca nell&#8217;impostazione i servizi AdSense/Adwords di Google o i simili servizi di Yahoo! e Microsoft. L&#8217;offerta è indirizzata sia a chi pubblica qualcosa sul web, sia a chi vuole promuovere qualcosa online: Simply li chiama &#8220;<a title="ada publisher" href="http://publisher.simply.com/it/" target="_blank">publisher</a>&#8221; e &#8220;<a title="advertiser" href="http://advertiser.simply.com/it/" target="_self">advertiser</a>&#8220;.</p>
<p>Il bacino offerto da Simply per pubblicare inserzioni  comprende 83 paesi diversi, mentre i siti proprietari di Dada raggiungono mensilmente circa 62 milioni di visitatori unici. &#8220;<em>Tra i nostri obiettivi a breve termine contiamo di convertire parte dei  450 mila clienti che già gestiamo in tutta Europa</em>&#8221; ha dichiarato Paolo  Barberis, presidente e fondatore di Dada.</p>
<p>L&#8217;idea alla base è quella di fornire un sistema della massima semplicità: le campagne possono essere infatti impostate in base a obiettivi e tempi decisi dall&#8217;utente, inoltre sono forniti semplici rapporti per la gestione delle campagne. Infine Dada promette una maggiore ottimizzazione delle pubblicazioni rispetto alla concorrenza, cosa che garantirebbe un guadagno più alto.</p>
<p>Le pubblicità possono essere di tipo contestuale o comportamentale: le prime si basano sull&#8217;analisi della pagina dove compaiono, le seconde sono impostate analizzando il comportamento dell&#8217;utente nella sua navigazione quotidiana.</p>
<div id="attachment_711" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://click.logg.it/files/2009/04/adright.gif"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://click.logg.it/files/2009/04/adright-300x76.gif" alt="AdRight" width="300" height="76" /></a><p class="wp-caption-text">AdRight</p></div>
<p>La tecnologia alla base della piattaforma deriva da AdRight (attiva da settembre 2008), start-up del Politecnico di Milano recentemente acquisita.</p>
<p>[Via: <a title="webnews" href="http://business.webnews.it/news/leggi/10559/dada-lancia-ladvertising-semplice/" target="_blank">Webnews</a>]</p>


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		<title>Pubblicità online in crescita, ma i network si riorganizzano</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 13:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[PGClick]]></category>
		<category><![CDATA[Premium Publisher Network]]></category>

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		<description><![CDATA[Il recente rapporto di Efficient  Frontier evidenzia che, nonostante la recessione economica, la pubblicità sui motori di ricerca è in  costante aumento, per lo meno negli USA, dove la crescita è del 9% nel 2008. Secondo la relazione il trend sarà positivo  anche in futuro: eMarketer  prevede crescite a doppia cifra fino a 2012, quando l&#8217;incremento sarà circa del 14%.
Insomma, il settore non è a prova di recessione ma è recessione-resistente. I grandi network però non stanno a guardare e tentano di riorganizzarsi per meglio rispondere alla crisi.
Il primo accordo è stato annunciato a gennaio e [<a href="http://click.logg.it/2009/03/31/pubblicita-online-in-crescita-ma-i-network-si-riorganizzano/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il recente rapporto di <a title="efficent frontier" href="http://www.efrontier.com/efficient-frontier/resources/research/getResearchQ408.html" target="_blank">Efficient  Frontier</a> evidenzia che, nonostante la recessione economica, la pubblicità sui motori di ricerca è in  costante aumento, per lo meno negli USA, dove la crescita è del 9% nel 2008. Secondo la relazione il trend sarà positivo  anche in futuro: eMarketer  prevede crescite a doppia cifra fino a 2012, quando l&#8217;incremento sarà circa del 14%.</p>
<p>Insomma, il settore non è a prova di recessione ma è recessione-resistente. I grandi network però non stanno a guardare e tentano di riorganizzarsi per meglio rispondere alla crisi.</p>
<div id="attachment_563" class="wp-caption aligncenter" style="width: 270px"><a href="http://click.logg.it/files/2009/03/ppn.png"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://click.logg.it/files/2009/03/ppn.png" alt="Premium Publisher Network" width="260" height="130" /></a><p class="wp-caption-text">Premium Publisher Network</p></div>
<p>Il primo accordo è stato annunciato a gennaio e vede coinvolti i maggiori editori nazionali che hanno deciso di unire le proprie forze per offire posizionamenti pubblicitari &#8220;a performance&#8221; sui siti dei propri marchi  editoriali. Si tratta di RCS e L&#8217;Espresso, a cui successivamente si sono  aggiunti La Stampa e Gruppo Athesis: insieme hanno creato il &#8220;Premium Publisher Network&#8221;, il primo consorzio europeo degli editori, che utilizzerà la tecnologia italiana di <a title="4W marketplace" href="http://www.4wmarketplace.com" target="_blank">4W Marketplace</a>.</p>
<p>L&#8217;idea è di sfruttare i link correlati, aggiunti a fine articolo, per veicolare pubblicità, senza utilizzare i grandi network mondiali (Google, Yahoo!, MSN, etc.)</p>
<p>Il secondo accordo è stato annunciato da Google e Seat, l&#8217;editore delle Pagine Gialle che integrerà il suo prodotto <a title="pgclick" href="http://www.paginegialle.it/pgclick" target="_blank">PGClick</a> per il &#8220;keywords advertising&#8221; (la pubblicità tramite parole chiave) con <a title="adwords" href="http://adwords.google.com" target="_blank">AdWords</a>, l&#8217;analogo prodotto di Google.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di Seat è mettere in contatto il tessuto delle piccole e  medie imprese italiane con uno degli strumenti che hanno fatto la fortuna di  Google. E si direbbe che l&#8217;idea faccia bene all&#8217;editore delle Pagine Gialle poichè le sue azioni sono schizzate del +37,5% alla notizia dell&#8217;accordo.</p>
<p>L&#8217;intesa però non è in esclusiva, da entrambe le parti: AdWords potrà essere utilizzato anche senza passare da Pagine Gialle, mentre da PGClick continuerà ad essere possibile utilizzare anche i servizi dei motori di ricerca di Yahoo! e MSN.</p>
<p>[Approfondimenti: <a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_m0EIN/is_2009_Jan_20/ai_n31202990">Findarticles.com</a>, <a title="repubblica.it" href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/tecnologia/pubblicita-online/performance/performance.html" target="_blank">Repubblica.it</a>, <a title="corriere.it" href="http://www.corriere.it/economia/09_marzo_26/sideri_internet_seat_google_8f681cf6-19dd-11de-a7d3-00144f486ba6.shtml" target="_blank">Corriere.it</a>]<a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_m0EIN/is_2009_Jan_20/ai_n31202990"><br />
</a></p>


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		<title>Google userà il nostro comportamento per pubblicità mirate</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/03/14/google-usera-il-nostro-comportamento-per-pubblicita-mirate/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 08:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Da alcuni gionri il nostro comportamento online è usato da Google per mandarci pubblicità mirate. Si chiama &#8220;behavioural  targeting&#8221;, ovvero classificazione dei consumatori sulla base del loro  comportamento e riguarderà quello che facciamo al&#8217;interno dellìecosistema di Google.
Fino ad ora esisteva la pubblicità contestuale, ovvero Google impostava i link che accompagnano le pagine web tramite AdSense riferendosi a quelloc he stava scritto sulla pagina, che si trattasse di un articolo di viaggi o di un&#8217;email in cui parlate di sport. Da oggi oltre a questi verranno proposti link che riguardano una o più categorie di interessi in cui siamo [<a href="http://click.logg.it/2009/03/14/google-usera-il-nostro-comportamento-per-pubblicita-mirate/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da alcuni gionri il nostro comportamento online è usato da Google per mandarci pubblicità mirate. Si chiama &#8220;behavioural  targeting&#8221;, ovvero classificazione dei consumatori sulla base del loro  comportamento e riguarderà quello che facciamo al&#8217;interno dellìecosistema di Google.</p>
<p>Fino ad ora esisteva la pubblicità contestuale, ovvero Google impostava i link che accompagnano le pagine web tramite AdSense riferendosi a quelloc he stava scritto sulla pagina, che si trattasse di un articolo di viaggi o di un&#8217;email in cui parlate di sport. Da oggi oltre a questi verranno proposti link che riguardano una o più categorie di interessi in cui siamo stati inseriti perchè abbiamo fatto certe ricerche anzichè altre.</p>
<p>[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://click.logg.it/2009/03/14/google-usera-il-nostro-comportamento-per-pubblicita-mirate/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a></p>
<p>Il sistema deriva da da Doubleclick, la società che si occupa di pubblicità online acquisita qualche mese dalla grande G ed è basata su cookies, di piccoli file di testo che vengono scritti sul nostro computer e poi periodicamente scaricati quando visitiamo  alcuni siti.</p>
<p>Naturalmente Google mette le mani avanti per prevenire le critiche dicendo che hanno il massimo rispetto della tutela degli utenti in ogni prodotto che fanno e si è premunita di garantire la possibile disattivazione del servizio con una serie di strumenti:  <a href="http://www.google.com/ads/preferences/">Ads Preferences Manager</a> permette di gestire le categorie in cui si è inseriti mentre esiste la possibilità di escludere del tutto i cookie di controllo disattivandoli <a href="http://www.google.com/privacy_ads.html">una volta</a> o per sempre con un <a href="http://www.google.com/ads/preferences/plugin">plug-in</a> per il browser. La rilevazione degli  interessi inizia e finisce con il browser (se ne usate più d&#8217;uno dovete seguire la procedura più volte): nessun legame con l’IP del computer, né con le comuicazioni di GMail o Talk.</p>
<p>Bisogna vedere se alle autorità che si occupano di riservatezza questo basterà o prevederanno invece la disattivazione automatica con possibilità di adesione al programma. Quello che è certo è che una recente ricerca ha dimostrato che il 50% dei navigatori americani non si preoccupa di essere tracciato e il 70% gradisce le pubblicità mirate anzichè quelle casuali.</p>
<p>Google insomma si spinge un po&#8217; più oltre portando su grande scala questo strumento che esisteva già, con l&#8217;obiettivo di ottenere un maggior tasso di conversione sugli annunci erogati e quindi di aumentare i ricavi pubblicitari. Sicuramente farà da traino all&#8217;adozione di massa del sistema, aspetto ancora più rilevante per quanto riguarda la privacy.</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="google official blog" href="http://googleblog.blogspot.com/2009/03/making-ads-more-interesting.html" target="_blank">Google Officiel Blog</a> e <a title="google public policy blog" href="http://googlepublicpolicy.blogspot.com/2009/03/giving-consumers-control-over-ads.html" target="_blank">Google Public Policy Blog</a>]</p>


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		<title>Web e giornali: Google chiude il network, Yahoo! lo aumenta</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 17:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[La relazione tra web e giornali è sempre stata ambigua e continua ad essere controversa. Dal punto di vista delle notizie si è capito che il web non sostituirà (per lo meno a breve) i giornali, ma rappresenta un media complementare ad essi e anzi dall&#8217;interazione tra i due ne guadagna la capacità di raccontare in maniera più dinamica. Ma se guardiamo dal lato delle entrate pubblicitarie il problema si complica.
A fine gennaio Google ha chiuso il suo programma, avviato quasi tre anni fa,  che permetteva d vendere le pubblicità di AdWords su network di 800 giornali. Il sistema [<a href="http://click.logg.it/2009/03/10/web-e-giornali-google-chiude-il-network-yahoo-lo-aumenta/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>La relazione tra web e giornali è sempre stata ambigua e continua ad essere controversa. Dal punto di vista delle notizie si è capito che il web non sostituirà (per lo meno a breve) i giornali, ma rappresenta un media complementare ad essi e anzi dall&#8217;interazione tra i due ne guadagna la capacità di raccontare in maniera più dinamica. Ma se guardiamo dal lato delle entrate pubblicitarie il problema si complica.</p>
<div id="attachment_86" class="wp-caption aligncenter" style="width: 286px"><a href="http://click.logg.it/files/2009/01/google.gif"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://click.logg.it/files/2009/01/google.gif" alt="Google" width="276" height="110" /></a><p class="wp-caption-text">Google</p></div>
<p>A fine gennaio <a title="google" href="http://www.google.com" target="_blank">Google</a> ha chiuso il suo programma, avviato quasi tre anni fa,  che permetteva d vendere le pubblicità di AdWords su network di 800 giornali. Il sistema permetteva agli inserzionisti di programmare una campagna su più giornali, di fare un&#8217;offerta per gli spazie  di creare la propria pubblicità, quindi i singoli giornali potevano approvare o rilanciare sul prezzo. Spencer Spinnell, il direttore del progetto ha dichiarato sul <a title="google tmads blog" href="http://google-tmads.blogspot.com/2009/01/turning-page-on-print-ads.html" target="_blank">blog ufficiale del team</a> che &#8220;Il programma non ha generato l&#8217;impatto che volevamo in termini di nuova fonte di guadagni per  i giornali e pubblicità più pertinenti per i lettori&#8221;.</p>
<div id="attachment_454" class="wp-caption aligncenter" style="width: 289px"><a href="http://click.logg.it/files/2009/03/yahoo.gif"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://click.logg.it/files/2009/03/yahoo.gif" alt="Yahoo!" width="279" height="70" /></a><p class="wp-caption-text">Yahoo!</p></div>
<p>D&#8217;altro canto il <a title="yahoo finance" href="http://finance.yahoo.com/news/Yahoo-Newspaper-Consortium-paidcontent-14592762.html" target="_blank" class="broken_link">network di giornali</a> di <a title="yahoo!" href="http://www.yahoo.com" target="_blank">Yahoo!</a> si sta ulteriormente espandendo: da 176 al lancio nel novembre 2006 a 635 l&#8217;anno scorso, fino a 793 in totale oggi. Il programma di Yahoo! funziona perchè lavora solo sul business online, ovvero cerca di aiutare i siti dei giornali a ricevere traffico, e lo fa in un modo chiaro, ovvero mostrando i titoli delle notizie dei giornali partner sui siti della galassia Yahoo!, come l&#8217;home page, News e Mobile. Nell&#8217;anno e mezzo passato questo sistema ha portato circa 200 milioni di click verso i giornali parner, inoltre 600 giornali usano Yahoo! HotJobs come rubrica di ricerca lavoro, infine il sistema APT di gestione della pubblicità online è utilizzato da 120 giornali che lo possono usare per rivendere la pubblicità.</p>
<p>Pare insomma che il feeling tra Yahoo! e i giornali continui anche dopo i <a title="Yahoo! pensa all’aquisizione del New York Times" href="http://click.logg.it/2009/01/28/yahoo-pensa-allaquisizione-del-new-york-times/">rumors sull&#8217;acquisizione del New York Times</a> che naviga in cattive acque&#8230;</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="guardian.co.uk" href="http://www.guardian.co.uk/media/2009/jan/21/google-scraps-newspaper-ad-sales-service" target="_blank">guardian.co.uk</a> e <a title="techcrunch" href="http://www.techcrunch.com/2009/03/09/yahoos-newspaper-consortium-keeps-growing/" target="_blank">TechCrunch</a>]</p>


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