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	<title>click.logg&#187; &#187; Protocolli</title>
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	<description>&#124; Tutte le news e i trucchi dal mondo del web e del software</description>
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		<title>Open Web Foundation approva un accordo per il web aperto</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/11/21/open-web-foundation-approva-un-accordo-per-il-web-aperto/</link>
		<comments>http://click.logg.it/2009/11/21/open-web-foundation-approva-un-accordo-per-il-web-aperto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 18:23:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Open source]]></category>
		<category><![CDATA[Protocolli]]></category>
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		<description><![CDATA[La Open Web Foundation, nata a luglio, è un tentativo di costruire un punto di raccordo per tecnologie web realizzate dalla comunità degli sviluppatori in modalità open source, portando nel mondo di protocolli e formati lo stesso approccio che già esiste per i software. 
Creata sui modelli dell&#8217;Apache Software Foundation e di Creative Commons, vorrebbe facilitare la creazione di accordi legali per l&#8217;utilizzo di protocolli e formati, in modo che risultino semplici da usare, sicuri e sostenibili.
Il tentativo è quello di fermare la proliferazione di una fondazione per ogni nuova tecnologia web che nasce, cercando di ottimizzare gli sforzi di tutti quelli che lavorano [<a href="http://click.logg.it/2009/11/21/open-web-foundation-approva-un-accordo-per-il-web-aperto/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a title="open web foundation" href="http://openwebfoundation.org" target="_blank">Open Web Foundation</a>, nata a luglio, è un tentativo di costruire un punto di raccordo per tecnologie web realizzate dalla comunità degli sviluppatori in modalità open source, portando nel mondo di protocolli e formati lo stesso approccio che già esiste per i software. </p>
<div id="attachment_1771" class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><img class="size-full wp-image-1771" src="http://click.logg.it/files/2009/11/Open-Web-Foundation.png" alt="Open Web Foundation" width="375" height="130" /><p class="wp-caption-text">Open Web Foundation</p></div>
<p>Creata sui modelli dell&#8217;Apache Software Foundation e di Creative Commons, vorrebbe facilitare la creazione di accordi legali per l&#8217;utilizzo di protocolli e formati, in modo che risultino semplici da usare, sicuri e sostenibili.</p>
<p>Il tentativo è quello di fermare la proliferazione di una fondazione per ogni nuova tecnologia web che nasce, cercando di ottimizzare gli sforzi di tutti quelli che lavorano con questi standard.</p>
<p>Dalla fondazione arriva ora un accordo (OWFa) che una volta adottato da organizzazioni e aziende eviterà il costoso processo di creazione di nuove licenze per ogni protocollo o formato.</p>
<p>Ecco allora che ad Open Web Foundation sono state &#8220;assegnati&#8221; una serie di nuovi standard come OAuth per l&#8217;autenticazione, già adottato da Facebook, Google, Microsoft e Yahoo!, Media RSS 1.5 (mRSS) di Yahoo! che permetterà di distribuire in Syndacation anche i video oltre a testo, immagini e audio come si può fare oggi.</p>
<p>In totale i protocolli e formati seguiti sono 10, sviluppati da grandi e piccole aziende, che potranno quindi essere riusati da altre in modo da diventare standard de facto.</p>
<p>Si tratta insomma di un passo avanti per l&#8217;interoperabilità di molte tecnologie web che diventano quindi della collettività, senza più il rischio che le grandi corporation ne controllino l&#8217;utilizzo.</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="yahoo! anedoctal" href="http://ycorpblog.com/2009/11/17/owf/" target="_blank">Yahoo! Anedoctal</a>, <a title="open web foundation" href="http://openwebfoundation.org/2009/11/introducing-the-open-web-foundation-agreement.html" target="_blank">OWF</a>]</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://click.logg.it/2010/02/05/arriva-symbian3-ed-e-tutto-open-source/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Arriva Symbian^3 ed è tutto open source'>Arriva Symbian^3 ed è tutto open source</a></li><li><a href='http://click.logg.it/2009/06/03/facebook-diventa-un-po-piu-aperto/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Facebook diventa un po&#8217; più aperto'>Facebook diventa un po&#8217; più aperto</a></li><li><a href='http://click.logg.it/2009/10/30/apre-symbian-horizon-lapp-store-open/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Apre Symbian Horizon, l&#8217;app store &#8220;open&#8221;'>Apre Symbian Horizon, l&#8217;app store &#8220;open&#8221;</a></li></ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il P2P vince: Pirate Bay non serve più. E infatti chiude.</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/11/18/il-p2p-vince-pirate-bay-non-serve-piu-e-infatti-chiude/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Protocolli]]></category>
		<category><![CDATA[Sharing]]></category>
		<category><![CDATA[BitTorrent]]></category>
		<category><![CDATA[The Pirate Bay]]></category>

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		<description><![CDATA[I ragazzi di Pirate Bay hanno deciso che i tempi sono maturi per una scomparsa della loro creatura.
Sul loro blog ufficiale hanno infatti spiegato che le nuove tecnologie introdotte per la gestione dei torrent hanno di fatto reso inutile continuare a far funzionare un tracker centrale per gli stessi torrent.
La cosa è anche comprensibile dall&#8217;homepage che riporta un grande magnete in primo piano: una delle tecnologie innovative infatti è quella dei &#8220;magnet link&#8221; che permettono all&#8217;utente di non dover più scaricare in locale il file torrent, ma necessitano solo del suo riferimento hash che poi i client utilizzeranno per ricavare il [<a href="http://click.logg.it/2009/11/18/il-p2p-vince-pirate-bay-non-serve-piu-e-infatti-chiude/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>I ragazzi di <a title="the pirate bay" href="http://thepiratebay.org/" target="_blank">Pirate Bay</a> hanno deciso che i tempi sono maturi per una scomparsa della loro creatura.</p>
<p>Sul loro blog ufficiale hanno infatti spiegato che le nuove tecnologie introdotte per la gestione dei torrent hanno di fatto reso inutile continuare a far funzionare un tracker centrale per gli stessi torrent.</p>
<div id="attachment_1751" class="wp-caption aligncenter" style="width: 361px"><img class="size-medium wp-image-1751" src="http://click.logg.it/files/2009/11/Pirate-Bay-closes-351x300.PNG" alt="Il magnete su Pirate Bay" width="351" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il magnete su Pirate Bay</p></div>
<p>La cosa è anche comprensibile dall&#8217;homepage che riporta un grande magnete in primo piano: una delle tecnologie innovative infatti è quella dei &#8220;magnet link&#8221; che permettono all&#8217;utente di non dover più scaricare in locale il file torrent, ma necessitano solo del suo riferimento hash che poi i client utilizzeranno per ricavare il file da uno dei peer collegati.</p>
<p>Le altre tecnologie sono DHT e PEX. DHT (distributed hash table) non è nient&#8217;altro che la rete dei peer-to peer decentralizzata che tutti i moderni client utilizzano: il suo dispiegamento è andato così avanti che il tracker non è più necessario per scaricare un torrent. PEX (peer exchange) è il metodo usato per scambiare le informazioni dei torrent tra i peer: a Pirate Bay hanno notato che attualmente sono riportati più torrent con questo sistema piuttosto che con il classico tracker.</p>
<p>E allora Pirate Bay non serve più, è semplicemente superato dalle tecnologie, tanto vale spegnerlo e mettere i server in un museo, proprio come dicono di avere fatto.</p>
<p>Insomma i torrent hanno vinto: con questi sistemi decentralizzati trovare e distribuire un torrent diventa più veloce e meno vulnerabile perchè non dipende dalle performance di un server che può essere spento per un guasto o perchè fermato dalle autorità giudiziarie (come le note traversie di Pirate Bay insegnano).</p>
<p>Pirate Bay è morto, viva Pirate Bay.</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="pirate bay blog" href="http://thepiratebay.org/blog/175" target="_blank">The Pirate Bay Blog</a>]</p>


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		<title>Google con SPDY e GO vuole velocizzare internet</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/11/16/google-con-spdy-e-go-vuole-velocizzare-internet/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 22:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google è sempre al lavoro su nuove tecnologie che possano migliorare l&#8217;esperienza della navigazione per i propri utenti.
Dai propri gruppi di ricerca sono usciti due progetti, in grado di velocizzare la navigazione e l&#8217;utilizzo stesso di internet.
Il primo è SPDY, che ha l&#8217;obiettivo di dimezzare i tempi di caricamente delle pagine web del 50%. Secondo il gruppo al lavoro è possibile farlo affiancando un nuovo protocollo al veccho HTTP che possa in parte sostituirsi ad esso.
Per far questo Google sta disegnando un nuovo server web e sta incorporando i principi di SPDY nel proprio browser Chrome. Il nuovo protocollo permetterà multiple [<a href="http://click.logg.it/2009/11/16/google-con-spdy-e-go-vuole-velocizzare-internet/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Google" href="http://Google.com" target="_blank">Google</a> è sempre al lavoro su nuove tecnologie che possano migliorare l&#8217;esperienza della navigazione per i propri utenti.</p>
<p>Dai propri gruppi di ricerca sono usciti due progetti, in grado di velocizzare la navigazione e l&#8217;utilizzo stesso di internet.</p>
<p>Il primo è <a title="spdy" href="http://dev.chromium.org/spdy" target="_blank">SPDY</a>, che ha l&#8217;obiettivo di dimezzare i tempi di caricamente delle pagine web del 50%. Secondo il gruppo al lavoro è possibile farlo affiancando un nuovo protocollo al veccho HTTP che possa in parte sostituirsi ad esso.</p>
<p>Per far questo Google sta disegnando un nuovo server web e sta incorporando i principi di SPDY nel proprio browser Chrome. Il nuovo protocollo permetterà multiple richieste in modo di lavorare in maniera concorrente, intestazioni compresse per risparmiare sui dati da inviare (per caricare una pagina web oggi servono da 50 a 100 sottorichieste, quindi le intestazioni sono significative), richieste prioritarie in modo che il client possa avere certe risorse prima di altre (risolve il problema della congestione del canale con risorse non critiche quando altre critiche sono in attesa).</p>
<p>I test di Google dicono che SPDY velocizza del 64% lo scaricamente dei top 25 siti web. </p>
<div id="attachment_1737" class="wp-caption aligncenter" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-1737" src="http://click.logg.it/files/2009/11/Gordon-Go-Gopher-Mascotte.png" alt="Gordon, la mascotte di GO" width="250" height="249" /><p class="wp-caption-text">Gordon, la mascotte di GO</p></div>
<p>Il secondo progetto è un linguaggio di programmazione chiamato <a title="GO language" href="http://www.golang.org/" target="_blank">GO</a>, unito alla sua controparte software, chiamata <a title="native client" href="http://code.google.com/p/nativeclient/" target="_blank">Native Client</a>.</p>
<p>Con questi due strumenti sarà possibile scrivere applicazioni web che possano girare in modo molto più veloce rispetto agli standard attuali come Javascript, Java, Flash, Silverlight.</p>
<p>In realtà Native Client è un progetto del 2008 che sta giungendo a maturità e che è incorporato in Chrome, anche se disattivo al momento. L&#8217;idea è quella di avere software che gira veloce (quasi) tanto quanto i normali programmi per PC ma con la garanzia di non avere codice pericoloso dal punto di vista della sicurezza.</p>
<p>GO è un linguaggio che vuole rendere più rapida la scrittura del codice e vuole agevolare l&#8217;uso dei processori multicore che possono effettuare compiti in parallelo.</p>
<p>Per il momento Google pensa di utilizzare GO sui propri server: con i soldi che risparmierà dall&#8217;efficenza dei software potrà spingere sullo sviluppo del linguaggio e del client per vedere di imporli come standard, cosa nient&#8217;affatto semplice.</p>
<p>Entrambi i progetti, che sono open source,  stanno cercando l&#8217;aiuto degli utenti per migliorare il lavoro fatto fino ad ora.</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="read write web" href="http://www.readwriteweb.com/archives/spdy_google_wants_to_speed_up_the_web.php" target="_blank">ReadWriteWeb</a>, <a title="cnet" href="http://news.cnet.com/8301-30685_3-10395355-264.html" target="_blank">Cnet</a>]</p>


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		<title>Icann dà il via libera a siti con indirizzi non latini</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 19:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domini]]></category>
		<category><![CDATA[Protocolli]]></category>
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		<category><![CDATA[ICANN]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo un paio di anni di preparazione ICANN ha autorizzato la possibilità di avere caratteri non latini all&#8217;interno dell&#8217;indirizzo dei siti web.
L&#8217;introduzione di caratteri non-latini rappresenta il cambiamento tecnico più grande ad internet da quando è stato creato 4o anni fa&#8221; ha detto il presidente ICANN Peter Dengate Thrush.
Il cambio permetterà di passare da 37 caratteri (25 lettere, 10 cifre, punto e trattino) a circa 100.000 diversi caratteri di molte lingue. Per poter funzionare la novità necessita di una modifica al sistema dei DNS, ovvero la modalità con cui gli indirizzi web vengono tradotti in indirizzi IP che contraddistinguono ciascun computer connesso [<a href="http://click.logg.it/2009/11/02/icann-da-il-via-libera-a-siti-con-indirizzi-non-latini/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un paio di anni di preparazione <a title="icann" href="http://icann.org" target="_blank">ICANN</a> ha autorizzato la possibilità di avere caratteri non latini all&#8217;interno dell&#8217;indirizzo dei siti web.</p>
<div id="attachment_1659" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-medium wp-image-1659" src="http://click.logg.it/files/2009/11/icann-non-latin-address-400x151.jpg" alt="Indirizzi web con caratterki non latini - Via: cnet" width="400" height="151" /><p class="wp-caption-text">Indirizzi web con caratterki non latini - Via: cnet</p></div>
<p>L&#8217;introduzione di caratteri non-latini rappresenta il cambiamento tecnico più grande ad internet da quando è stato creato 4o anni fa&#8221; ha detto il presidente ICANN Peter Dengate Thrush.</p>
<p>Il cambio permetterà di passare da 37 caratteri (25 lettere, 10 cifre, punto e trattino) a circa 100.000 diversi caratteri di molte lingue. Per poter funzionare la novità necessita di una modifica al sistema dei DNS, ovvero la modalità con cui gli indirizzi web vengono tradotti in indirizzi IP che contraddistinguono ciascun computer connesso ad internet. </p>
<p>L&#8217;innovazione dovrebbe far diventare il web più democratico e globale perchè chi non usa caratteri latini fino ad ora è stato forzato a digitare solo questi nelle barre degli indirizzi: da ora in poi potranno usare le lettere con le quali parlano. Ma questi vantaggi portano anche dei problemi.</p>
<p>I primi indirizzi a poter introdurre l&#8217;innovazione saranno i domini di tipo grografico: .it, .cn o .br per esempio. Più in là arriverà la possibilità di farlo anche con quelli generici .com, .org eccetera, ma qui c&#8217;è il primo problema: un dominio .com scritto con un altro alfabeto dovrebbe far riferimento a quello già registrato o dovrebbe essere un nuovo dominio tout court? ICANN non ha ancora preso una decisione.</p>
<p>Altri problemi sono riferibili agli omoglifi, ovvero ai caratteri simili o uguali nelle differenti lingue che hanno diverso codice ASCII e potranno quindi essere sfruttati dai truffatori: è possibile infatti sostituire alcuni caratteri di domini per portare gli internauti su siti diversi da quelli dove vogliono arrivare. I realizzatori di browser stanno costruendo dei software per intercettare questi tentativi, avvisando per tempo i navigatori.</p>
<p>Secondo alcuni analisti poi tutte le compagnie saranno costrette ad avere almeno due domini: uno con l&#8217;indirizzo in caratteri latini e lingua inglese e uno con i caratteri madrelingua: nessuno all&#8217;estero infatti sarà mai in grado di digitare un carattere in russo, cinese o arabo. </p>
<p>Non dovremo aspettare molto per vedere i nuovi indirizzi attivi: ICANN li accetterà dal 16 novembre e i siti saranno online dalla metà del 2010.</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="the new york times" href="http://www.nytimes.com/2009/10/31/technology/31net.html" target="_blank">The New York Times</a>, <a title="pcworld" href="http://www.pcworld.com/businesscenter/article/181051/web_goes_worldwide_with_international_domains.html" target="_blank">PCWorld</a>]</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://click.logg.it/2009/10/03/licann-si-affranca-dagli-usa-e-diventa-globale/' rel='bookmark' title='Permanent Link: L&#8217;ICANN si affranca dagli USA e diventa globale'>L&#8217;ICANN si affranca dagli USA e diventa globale</a></li><li><a href='http://click.logg.it/2009/01/07/i-migliori-siti-per-scaricare-musica-libera/' rel='bookmark' title='Permanent Link: I migliori siti per scaricare musica libera'>I migliori siti per scaricare musica libera</a></li><li><a href='http://click.logg.it/2009/06/14/un-successo-gli-indirizzi-personalizzati-di-facebook/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Un successo gli indirizzi personalizzati di Facebook'>Un successo gli indirizzi personalizzati di Facebook</a></li></ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>μTP: il nuovo protocollo ideato da BitTorrent</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 19:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sharing]]></category>
		<category><![CDATA[BitTorrent]]></category>
		<category><![CDATA[μTP]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quei geniacci di BitTorrent arriva un&#8217;altra innovazione potenzialmente rivoluzionaria per la configurazione di internet nel futuro.
I laboratori della compagnia sono partiti dalla constatazione che i client di BitTorrent siano diventati molto popolari per scambiare file di grandi dimensioni. Per questo motivo alcuni dati statistici parlano di percentuali molto elevate di traffico (dal 30% al 50% ) sull&#8217;intera rete internet dovuta allo scambio di BitTorrent.
Questo fatto è alla base della decisione di alcuni interet provider di &#8220;rallentare&#8221; il flusso dati scambiato da questi client in modo da privilegiare gli altri servizi. Naturalmente su questo punto si è subito aperto un [<a href="http://click.logg.it/2009/10/13/%ce%bctp-il-nuovo-protocollo-ideato-da-bittorrent/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quei geniacci di <a title="bittorrent" href="http://www.bittorrent.com/" target="_blank">BitTorrent</a> arriva un&#8217;altra innovazione potenzialmente rivoluzionaria per la configurazione di internet nel futuro.</p>
<div id="attachment_1545" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-medium wp-image-1545" src="http://click.logg.it/files/2009/10/Rufus-BitTorrent-screenshot-400x214.jpg" alt="Un client BitTorrent" width="400" height="214" /><p class="wp-caption-text">Un client BitTorrent</p></div>
<p>I laboratori della compagnia sono partiti dalla constatazione che i client di BitTorrent siano diventati molto popolari per scambiare file di grandi dimensioni. Per questo motivo alcuni dati statistici parlano di percentuali molto elevate di traffico (dal 30% al 50% ) sull&#8217;intera rete internet dovuta allo scambio di BitTorrent.</p>
<p>Questo fatto è alla base della decisione di alcuni interet provider di &#8220;rallentare&#8221; il flusso dati scambiato da questi client in modo da privilegiare gli altri servizi. Naturalmente su questo punto si è subito aperto un dibattito riapetto alla neutralità della rete: non è corretto a priori rallentare un&#8217;applicazione piuttosto che un&#8217;altra semplicemente perchè è troppo popolare.</p>
<p>Ecco quindi venire in soccorso il nuovo protocollo μTP, “micro-Transport Protocol”. Il principio è quello di sostituire l&#8217;obsoleto TCP, che attualmente può capire quando una connessione è troppo intasata solo in occasione della perdita dei pacchetti, quando è oramai troppo tardi. μTP al contrario è in grado di misurare il tempo di consegna dei pacchetti e quindi di auto-regolare gli invii, rallentandoli progressivamente all&#8217;aumentare del traffico.</p>
<p>In buona sostanza l&#8217;algoritmo alla base tenta di utilizzare tutta la banda &#8220;libera&#8221;, senza però bloccarla come farebbe il vecchio TCP. Con questo sistema gli internet provider non avrebbero più bisogno di &#8220;rallentare&#8221; i pacchetti che utilizzano questo protocollo, semplicemente perchè non serve.</p>
<p>BitTorrent implemeterà μTP su tutte le nuove versioni dei propri client: solo allora potremo verificare la bontà del protocollo che sembra molto promettente.</p>
<p>[Via: <a title="bittorrent blog" href="http://blog.bittorrent.com/2009/10/05/changing-the-game-with-%CE%BCtp/" target="_blank">BitTorrent Blog</a>]</p>


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		<title>L&#8217;ICANN si affranca dagli USA e diventa globale</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/10/03/licann-si-affranca-dagli-usa-e-diventa-globale/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 19:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Protocolli]]></category>
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		<category><![CDATA[ICANN]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ICANN, Internet Corporation for Assigned Names and Numbers esce finalmente dal controllo del governo degli USA e diventa un&#8217;organizzazione no-profit globale.
L&#8217;atto che ha sancito il divorzio è stato siglato il 30 settembre dal Dipartimento per il Commercio degli USA: chiamato &#8220;Affirmation of Commitments&#8221; stabilisce che dal 1 ottobre 2009 ICANN debba riferire ad un nuovo organismo il &#8220;Government Advisory Committee&#8221;, rappresentativo di più di 100 paesi del mondo.
Si conclude insomma una transizione che parte dalla nascita dell&#8217;ICANN che nel 1998 prese il posto della IANA, diretta emanazione dello stesso Dipartimento per il Commercio. Si è trattato insomma di un periodo [<a href="http://click.logg.it/2009/10/03/licann-si-affranca-dagli-usa-e-diventa-globale/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<a title="icann" href="http://www.icann.org" target="_blank">ICANN</a>, Internet Corporation for Assigned Names and Numbers esce finalmente dal controllo del governo degli USA e diventa un&#8217;organizzazione no-profit globale.</p>
<div id="attachment_1490" class="wp-caption aligncenter" style="width: 384px"><img class="size-medium wp-image-1490" src="http://click.logg.it/files/2009/10/icann-logo-s-374x300.jpg" alt="ICANN" width="374" height="300" /><p class="wp-caption-text">ICANN</p></div>
<p>L&#8217;atto che ha sancito il divorzio è stato siglato il 30 settembre dal Dipartimento per il Commercio degli USA: chiamato &#8220;Affirmation of Commitments&#8221; stabilisce che dal 1 ottobre 2009 ICANN debba riferire ad un nuovo organismo il &#8220;Government Advisory Committee&#8221;, rappresentativo di più di 100 paesi del mondo.</p>
<p>Si conclude insomma una transizione che parte dalla nascita dell&#8217;ICANN che nel 1998 prese il posto della IANA, diretta emanazione dello stesso Dipartimento per il Commercio. Si è trattato insomma di un periodo in cui l&#8217;organizzazione è diventata matura per poter svolgere il proprio ruolo in tutto il mondo.</p>
<p>Nella precendente configurazione, l&#8217;ICANN era troppo influenzata dagli USA: se questo era giustificato dal fatto che la maggior parte delle infrastrutture internet erano su suolo americano, l&#8217;impetuosa crescita degli ultimi anni aveva fatto storcere il naso a molti stati per questo controllo.</p>
<p>&#8220;E&#8217; un giorno storico e meraviglioso&#8221;, secondo Rod Beckstrom, capo di ICANN.</p>
<p>Anche l&#8217;UE plaude al provvedimento: da tempo recalamava un ruolo all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione che ha il compito di assegnare gli indirizzi IP, gestire i nomi a dominio, il sistema dei root server e supervisionare i protocolli internet.</p>
<p>Saranno creati tre gruppi di controllo indipendenti, formati dai rappresentanti dei governi su sicurezza, competizione e responsabilità: gli USA hanno mantenuto un posto fisso nell&#8217;ultimo comitato.</p>
<p>L&#8217;accordo è stato salutato con favore anche dai massimi responsabili di aziende e associazioni dot.com, come Eric Schmidt, AD di Google, Bob Parsons, AD di Go Daddy, Mark McLaughlin, Presidente e AD di VeriSign, Lynn St. Amour, Presidente e AD di Internet Society.</p>
<p>[Via: <a title="bbc news" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/8283310.stm" target="_blank">BBC News</a>]</p>


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		</item>
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		<title>uTorrent vince la gara tra i client BitTorrent</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/06/27/utorrent-vince-la-gara-tra-i-client-bittorrent/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 17:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la prima volta escono delle statistiche sull&#8217;utilizzo dei client BitTorrent e la sorpresa è subito servita: uTorrent (prununcia: microTorrent) si conferma di gran lunga il numero 1.
Una ricerca, condotta da un ricercatore chiamato “xXx” del progetto Tribler di Delft University of Technology e Vrije Universiteit di Amsterdam, condotta su 150.000 utenti, ha stabilito la seguente classifica di mercato:

uTorrent: 55,84%
Vuze (ex Azureus): 16,85%
BitTorrent: 12,01%
BitComet: 6,5%
Altri: 8,8%

 
I dati inoltre mostrano un impressionante mole di traffico che passa dalla &#8220;rete&#8221; di BitTorrent in dicembre uTorrent ha avuto 28 milioni di utenti: considerando la crescita degli ultimi mesi possiamo dire che attualmente gli utenti BitTorrent superano i [<a href="http://click.logg.it/2009/06/27/utorrent-vince-la-gara-tra-i-client-bittorrent/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta escono delle statistiche sull&#8217;utilizzo dei client BitTorrent e la sorpresa è subito servita: uTorrent (prununcia: microTorrent) si conferma di gran lunga il numero 1.</p>
<div id="attachment_1073" class="wp-caption aligncenter" style="width: 174px"><img class="size-full wp-image-1073" src="http://click.logg.it/files/2009/06/utorrent_logo.png" alt="uTorrent" width="164" height="49" /><p class="wp-caption-text">uTorrent</p></div>
<p>Una ricerca, condotta da un ricercatore chiamato “xXx” del progetto <a title="tribler" href="http://www.tribler.org/trac" target="_blank">Tribler</a> di Delft University of Technology e Vrije Universiteit di Amsterdam, condotta su 150.000 utenti, ha stabilito la seguente classifica di mercato:</p>
<ol>
<li><a title="utorrent" href="http://utorrent.com/" target="_blank">uTorrent</a>: 55,84%</li>
<li><a title="vuze" href="http://vuze.com/" target="_blank">Vuze</a> (ex Azureus): 16,85%</li>
<li><a title="bittorrent" href="http://bittorrent.com/" target="_blank">BitTorrent</a>: 12,01%</li>
<li><a title="bitcomet" href="http://bitcomet.com/" target="_blank">BitComet</a>: 6,5%</li>
<li>Altri: 8,8%</li>
</ol>
<p> </p>
<div id="attachment_1075" class="wp-caption aligncenter" style="width: 168px"><img class="size-full wp-image-1075" src="http://click.logg.it/files/2009/06/vuze_logo.png" alt="Vuze (ex Azureus)" width="158" height="81" /><p class="wp-caption-text">Vuze (ex Azureus)</p></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: left">I dati inoltre mostrano un impressionante mole di traffico che passa dalla &#8220;rete&#8221; di BitTorrent in dicembre uTorrent ha avuto 28 milioni di utenti: considerando la crescita degli ultimi mesi possiamo dire che attualmente gli utenti BitTorrent superano i 50 milioni nel mondo.</div>
<div id="attachment_1074" class="wp-caption aligncenter" style="width: 300px"><img class="size-full wp-image-1074" src="http://click.logg.it/files/2009/06/bittorrent-logo.gif" alt="BitTorrent" width="290" height="64" /><p class="wp-caption-text">BitTorrent</p></div>
<p>[Via: <a title="torrentfreak" href="http://torrentfreak.com/utorrent-dominates-bittorrent-client-market-share-090624/" target="_blank">Torrentfreak</a>]</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://click.logg.it/2009/10/13/%ce%bctp-il-nuovo-protocollo-ideato-da-bittorrent/' rel='bookmark' title='Permanent Link: μTP: il nuovo protocollo ideato da BitTorrent'>μTP: il nuovo protocollo ideato da BitTorrent</a></li><li><a href='http://click.logg.it/2009/11/18/il-p2p-vince-pirate-bay-non-serve-piu-e-infatti-chiude/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il P2P vince: Pirate Bay non serve più. E infatti chiude.'>Il P2P vince: Pirate Bay non serve più. E infatti chiude.</a></li><li><a href='http://click.logg.it/2009/04/05/microsoft-abbandona-encarta-vince-wikipedia/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Microsoft abbandona Encarta, vince Wikipedia'>Microsoft abbandona Encarta, vince Wikipedia</a></li></ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Facebook diventa un po&#8217; più aperto</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/06/03/facebook-diventa-un-po-piu-aperto/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 13:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Protocolli]]></category>
		<category><![CDATA[OpenID]]></category>
		<category><![CDATA[URL]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni Facebook ha deciso di aprire un po&#8217; il proprio ecosistema estremamente chiuso verso l&#8217;esterno, attraverso una serie di novità.
La prima è l&#8217;arrivo di OpenID come metodo d&#8217;accesso al social network dopo l&#8217;ingresso nel consorzio a febbraio. Inizialmente osteggiato perchè visto come concorrente di Facebook Connect, ora la compagnia ha deciso di passare dall&#8217;altra parte della barricata e di offire OpenID come &#8220;relying party&#8221;, ovvero ciascuno potrà entrare in Facebook attraverso qualsiasi account OpenID. Per ora i concorrenti (Microsoft, Google e Yahoo!) hanno aderito sono come &#8220;provider party&#8221;, ovvero l&#8217;account può essere usato come OpenID all&#8217;esterno ma non [<a href="http://click.logg.it/2009/06/03/facebook-diventa-un-po-piu-aperto/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni <a title="facebook" href="http://facebook.com" target="_blank">Facebook</a> ha deciso di aprire un po&#8217; il proprio ecosistema estremamente chiuso verso l&#8217;esterno, attraverso una serie di novità.</p>
<div id="attachment_296" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://click.logg.it/files/2009/02/openid-logo.png"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://click.logg.it/files/2009/02/openid-logo-300x100.png" alt="OpenID" width="300" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">OpenID</p></div>
<p>La prima è l&#8217;arrivo di OpenID come metodo d&#8217;accesso al social network dopo l&#8217;<a title="PayPal e Facebook aderiscono ad OpenID" href="http://click.logg.it/2009/02/09/paypal-e-facebook-aderiscono-ad-openid/">ingresso nel consorzio</a> a febbraio. Inizialmente osteggiato perchè visto come concorrente di Facebook Connect, ora la compagnia ha deciso di passare dall&#8217;altra parte della barricata e di offire OpenID come &#8220;relying party&#8221;, ovvero ciascuno potrà entrare in Facebook attraverso qualsiasi account OpenID. Per ora i concorrenti (Microsoft, Google e Yahoo!) hanno aderito sono come &#8220;provider party&#8221;, ovvero l&#8217;account può essere usato come OpenID all&#8217;esterno ma non si può accedere ai loro network con un&#8217;account realizzato da terze parti.</p>
<p>La mossa è stata testata da Facebook che ha notato come gli utenti OpenID hanno avuto meno barriere all&#8217;ingresso nell&#8217;accedere al social network e si muovono più velocemente all&#8217;interno della piattaforma. Lo standard è visto quindi come un modo per aumentare ulteriormente i propri iscritti, considerando il fatto che Facebook diventa istantaneamente il maggior network ad accettare interamente OpenID.</p>
<p>Come prima implementazione di quest&#8217;accordo è oggi possibile &#8220;collegare&#8221; account OpenID a Facebook: il vantaggio dell&#8217;operazione è che quando entrerete in un servizio che è già per sua natura open, automaticamente sarete loggati anche su Facebook. I servizi disponibili oggi sono: MyOpenID, MySpace, Google, Yahoo!, Vidop e Verisign PIP. Per attivare il collegamento è sufficiente andare in &#8220;impostazioni&#8221;, cliccare su &#8220;account collegati&#8221; e scegliere l&#8217;account  desiderato.</p>
<div id="attachment_941" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://click.logg.it/files/2009/06/facebook-vin-diesel-s.png"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://click.logg.it/files/2009/06/facebook-vin-diesel-s-300x277.png" alt="Il profilo pubblico di Vin Diesel su Facebook" width="300" height="277" /></a><p class="wp-caption-text">Il profilo pubblico di Vin Diesel su Facebook</p></div>
<p>Altra apertura verso l&#8217;esterno riguarda le pagine (i profili pubblici): da qualche giorno vengono visualizzati all&#8217;esterno anche i commenti sullo &#8220;stream&#8221; della pagina, rendendola qualsi indistinguibile da quella che si ottiene una volta loggati su facebook. La novità è legata al rilascio di alcune nuove API e al desiderio di contrastare servizi concorrenti come Twitter, permettendo (in futuro) agli sviluppatori esterni l&#8217;accesso al flusso di notizie per i profili pubblici. L&#8217;altro motivo è quello di ottenere maggior traffico da Google, grazie alle nuove informazioni indicizzate dal motore di ricerca.</p>
<div id="attachment_24" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://click.logg.it/files/2008/12/facebook.gif"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://click.logg.it/files/2008/12/facebook-300x142.gif" alt="Facebook" width="300" height="142" /></a><p class="wp-caption-text">Facebook</p></div>
<p>L&#8217;ultimo aggiornamento riguarda gli URL personalizzati che sembrano proprio essere sulla rampa di lancio. Tra poco sarà possibile avere un indirizzo del tipo www.facebook.com/nomeutente, ma non è chiaro come sarà il periodo di &#8220;acchiappo&#8221; del nome: se sarà a pagamento o se sarà nello stile dei nomi a dominio in cui un nome è assegnato al primo arrivato.</p>
<p>Il motivo della mossa, su cui si discuteva da tempo, è quello di non rinunciare ad uno strumento che ha fatto la fortuna di altri social network come Facebook e Twitter, dove il proprio URL è a volte utilizzato come homepage personale, cosa impossibile in Facebook con i numeri identificativi di oggi.</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="ars technica" href="http://arstechnica.com/web/news/2009/05/facebook-launches-support-for-openid-logins.ars" target="_blank">ars technica</a>, <a title="digital inspiration" href="http://www.labnol.org/internet/facebook-autologin/8916/" target="_blank">digital inspiration</a>, <a title="all facebook" href="http://www.allfacebook.com/2009/05/facebook-likes-comments/" target="_blank">All Facebook</a>, <a title="techcrunch" href="http://www.techcrunch.com/2009/05/31/prepare-for-the-facebook-vanity-url-landrush/" target="_blank">TechCrunch</a>]</p>


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			<wfw:commentRss>http://click.logg.it/2009/06/03/facebook-diventa-un-po-piu-aperto/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>HSTP: nuovo protocollo per il web vocale da IBM</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/03/24/hstp-nuovo-protocollo-per-il-web-vocale-da-ibm/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 09:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[IBM]]></category>
		<category><![CDATA[Protocolli]]></category>
		<category><![CDATA[Riconoscim. vocale]]></category>

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		<description><![CDATA[I laboratori indiani del colosso IBM stanno portando avanti già dal 2007 un nuovo protocollo di comunicazione, chiamato HSTP: &#8220;hyper-speech transfer protocol&#8221;. Analogo all&#8217;HTTP odierno con il quale è possibile per le macchine trasferire ipertesti, il nuovo protocollo permetterà la trasmissione di &#8220;ipervoci&#8221; utilizzando internet.
L&#8217;idea fondamentale è quella di utilizzare la tecnologia del riconoscimento vocale, in cui IBM storicamente primeggia, per poter dare comandi ed integrare il tutto con una specie di risponditore automatico evoluto, che possa gestire il suo comportamento a seconda dei comandi vocali e non più con i tasti di un telefono: il tutto dovrebbe essere accessibile [<a href="http://click.logg.it/2009/03/24/hstp-nuovo-protocollo-per-il-web-vocale-da-ibm/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>I <a title="research ibm" href="http://www.research.ibm.com/" target="_blank">laboratori indiani</a> del colosso <a title="ibm" href="http://www.ibm.com" target="_blank">IBM</a> stanno portando avanti già dal 2007 un nuovo protocollo di comunicazione, chiamato HSTP: &#8220;hyper-speech transfer protocol&#8221;. Analogo all&#8217;HTTP odierno con il quale è possibile per le macchine trasferire ipertesti, il nuovo protocollo permetterà la trasmissione di &#8220;ipervoci&#8221; utilizzando internet.</p>
<div id="attachment_509" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><a href="http://click.logg.it/files/2009/03/ibm_baloon.jpg"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://click.logg.it/files/2009/03/ibm_baloon.jpg" alt="IBM" width="200" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">IBM</p></div>
<p>L&#8217;idea fondamentale è quella di utilizzare la tecnologia del riconoscimento vocale, in cui IBM storicamente primeggia, per poter dare comandi ed integrare il tutto con una specie di risponditore automatico evoluto, che possa gestire il suo comportamento a seconda dei comandi vocali e non più con i tasti di un telefono: il tutto dovrebbe essere accessibile via internet.</p>
<p>In questa ottica si creerà dunque un &#8220;web vocale&#8221; che si potrà sovrapporre al web che conosciamo di tipo testuale e garantire nuovi scenari di navigazione per gli utenti.</p>
<p>Ad esempio l&#8217;utente potrà consultare un motore di ricerca nominando il nome, fare una ricerca sui negozi di elettronica sempre a voce, ascoltare l&#8217;elenco dei negozi, per poi ordinare al &#8220;browser vocale&#8221; di andare al sito del negozio preferito&#8230;</p>
<p>Certo agli utenti che usano quotidianamente i più evoluti browser con la banda larga l&#8217;innovazione sembrerà di scarsa utilità, ma IBM ha pensato a tutti quei territori dove si stanno diffondendo i telefonini e dove l&#8217;ADSL è pura utopia: la sperimentazione infatti sta avvenendo in alcune regioni dell&#8217;India.</p>
<p>Applicazioni interessanti si profilano però anche per gli ipovedenti o i non vendenti che avrebbero un&#8217;opzione di navigazione più interessante degli attiale siti web letti (spesso male perchè non adatti) dagli screen reader.</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="readwriteweb" href="http://www.readwriteweb.com/archives/hstp_hyperspeech_transfer_protocol.php" target="_blank">ReadWriteWeb</a>]</p>


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		<title>20 anni del web: nel futuro più intelligenza e privacy</title>
		<link>http://click.logg.it/2009/03/13/20-anni-del-web-nel-futuro-piu-intelligenza-e-privacy/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 16:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Protocolli]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Tim Berners-Lee]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi si celebrano i 20 anni del web al CERN di Ginevra, dove tutto è nato il 13 marzo 1989 per merito di Tim Berners-Lee, un fisico che voleva solamente comunicare meglio con i suoi colleghi.
A quell&#8217;epoca nei laboratori del CERN c&#8217;erano moltissimi scienziati provenienti da tutto il mondo che cercavano di gestire con i computer l&#8217;enorme quantità di dati sfonrnata dall&#8217;acceleratore di particelle. &#8220;Ognuno aveva il suo computer, la sua lingua e il suo sistema operativo. &#8221; &#8211; Ricorda Berners-Lee &#8211; &#8220;Bisognava trovare il modo di farli comunicare. In quello zoo era più facile  scambiarsi informazioni bevendo una [<a href="http://click.logg.it/2009/03/13/20-anni-del-web-nel-futuro-piu-intelligenza-e-privacy/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi si celebrano i 20 anni del web al CERN di Ginevra, dove tutto è nato il 13 marzo 1989 per merito di Tim Berners-Lee, un fisico che voleva solamente comunicare meglio con i suoi colleghi.</p>
<p>A quell&#8217;epoca nei laboratori del CERN c&#8217;erano moltissimi scienziati provenienti da tutto il mondo che cercavano di gestire con i computer l&#8217;enorme quantità di dati sfonrnata dall&#8217;acceleratore di particelle. &#8220;Ognuno aveva il suo computer, la sua lingua e il suo sistema operativo. &#8221; &#8211; Ricorda Berners-Lee &#8211; &#8220;Bisognava trovare il modo di farli comunicare. In quello zoo era più facile  scambiarsi informazioni bevendo una tazzina di caffè che non davanti a un  terminale&#8221;.</p>
<div id="attachment_464" class="wp-caption aligncenter" style="width: 227px"><a href="http://click.logg.it/files/2009/03/information_management_a_proposal-s.jpg"><img class="corners iradiae1001 iradius16 iborder1 icolorc3c6c7" src="http://click.logg.it/files/2009/03/information_management_a_proposal-s-217x300.jpg" alt="Il progetto di Tim Berners-Lee per il Web" width="217" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il progetto di Tim Berners-Lee per il Web</p></div>
<p>Tim quindi pensò di presentare un progetto chiamato &#8220;Gestione dei dati: una proposta&#8221; a Mike Sendall il suo capo.  Il quale scrisse lì per lì ,  sulla prima pagina del progetto: &#8220;Un po&#8217;  vago, ma eccitante&#8221;. Questa idea di trasferimento dati attraverso gli “ipertesti” portò alla definizione degli URL, alla nascita del protocollo HTTP e del linguaggio HTML, oltre che al primo server chiamato <em>httpd </em>e al primo browser dal nome profetico di <em>WorldWideWeb</em>.</p>
<p>Insieme a Robert Cailliau creò anche il primo sito web, esistente ancora: <a title="info.cern.ch" href="http://info.cern.ch/" target="_blank">http://info.cern.ch</a>, mentre una copia della <a title="World Wide Web" href="http://www.w3.org/History/19921103-hypertext/hypertext/WWW/TheProject.html" target="_blank">prima pagina web</a> è visibile sul sito del World Wide Web Consortium.</p>
<p>Nei suoi primi anni il web è stato una riserva esclusiva di scienziati, professori e ricercatori, ma oggi è il sistema più diffuso per cercare informazioni, comunicare, con qualsiasi parte del mondo. Il web era la parte &#8220;software&#8221; di un&#8217;hardware già esistente, ovvero la rete Internet, la cui nascita è di 20 anni precedente, nel 1969.</p>
<p>Quel progetto era destinato a cambiare la società, la storia, ovvero la nostra vita degli ultimi 20 anni. Oggi il numero di pagine web ha raggiunto quello dei neuroni del cervello di un uomo: <a title="officiel google blog" href="http://googleblog.blogspot.com/2008/07/we-knew-web-was-big.html" target="_blank">Google nel 2008</a> stimava di avere indicizzato 1 trilione (1000 miliardi) di URL differenti.</p>
<p>Ma quale sarà il futuro del web? Tim spinge da sempre in due direzioni: il <a title="w3c" href="http://www.w3.org/DesignIssues/Semantic.html" target="_blank">web semantico</a> e regole per la privacy. Sul primo fronte sta lavorando da tempo per fare in modo che le informazioni inserite sul web siano facilmente comprensibili oltre che dagli uomini anche dai computer: questo porterà a facilitare compiti come interrogazioni (ricerche), interpretazioni ed elaborazioni automatiche (applicazioni più evolute).</p>
<p>Sul secondo fronte si sta interrogando da relativamente poco tempo: in una recente audizoine alla Camera dei Lord, ha denunciato i rischi per l’integrità del web e la privacy dei cittadini se i governi non interverranno con leggi che  limitino l’accesso di terzi (privati e governo) ai dati sulle attività digitali  dei cittadini. Oggi è possible tracciare le attività degli utenti del web, ad esempio per proporre pubblicità mirate. Per Tim questo è inaccettabile: la navigazione può contenre dati sensibili, per esempio se si fanno ricerche su una grave malattia: &#8220;accettare queste forme di intrusione&#8221; – sostiene Berners-Lee – &#8220;equivarrebbe a mettere le telecamere nei soggiorni delle persone o ad  aprire la loro posta&#8221;.</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="vnunet.com" href="http://www.vnunet.com/vnunet/analysis/2238440/world-wide-web" target="_blank">vnunet.com</a> e <a title="bbc" href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/technology/7299875.stm" target="_blank">BBC news</a>]</p>


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