LimeWire, il popolare programma per la condivisione di file è stato chiuso in maniera permanente dalla Corte federale USA.

LimeWire

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Ma il bello è che è rinato quasi subito, come l’araba fenice.

Andiamo con ordine: quattro anni fa la RIAA su mandato di 8 etichette discografiche ha fatto causa a LimeWire presso la Corte distrettuale di Sud New York con l’accusa di facilitare la violazione pervasiva della legge online.

Nel maggio scorso il giudice federale Kimba Wood ha stabilito che LimeWire era colpevole di violazione di copyright. A questo punto la RIAA ha proposto due mozioni, una per la chiusura permenente della compagnia e la seconda per la sospensione delle attività.

Una di queste due mozioni deve essere stata approvata dal giudice visto che LimeWire ha cessato di distribuire il software qualche giorno fa.

La causa sarà riaperta a gennaio 2011: la multa ha un minimo di 150.000 $ per ogni violazione, perciò LimeWire si potrebbe trovare a dover pagare più di 1 miliardo di $.

L’amministratode delegato George Searle si è detto sconfortato della notizia ma ha dichiarato di essere “determinato a lavorare con l’industria musicale” per trovare una via d’uscita che potrebbe assomigliare ad un servizio tipo Spotify.

LimeWire pirate edition

LimeWire pirate edition

Ma è arrivato “Horde of piratical monkeys” a sparigliare ancora di più le carte: è infatti comparso online LimeWire Pirate Edition, un software open source basato sull’ultima versione di LimeWire Pro 5.6.2. Si tratta insomma di un fork, un po’ come il precedente FrostWire: questa volta però il software conserva logo e identità del programma più noto.

Questo gruppo di “scimmie” è determinato a dimostrare che è del tutto inutile spendere milioni di $ in cause per cercare di fermare un servizio come LimeWire poichè questo può rinascere esattamente come prima, in brevissimo tempo.

L’unica differenza tra i due software è che quest’ultimo non si basa sui server di LimeWire e perciò non può essere bloccato: lo scambio di file avviene attraverso la rete p2p Gnutella. 

[Via: PCWorld, Ars Technica]