La legge ha poco più di un mese, ma ha già fatto discutere mezzo mondo: il Parlamento ha definitivamente licenziato la normativa che assicura una grande libertà d’espressione.

Islanda

Islanda

In particolare si tratta della maggiore protezione esistente al mondo per la libertà d’espressione e il giornalismo, cosa che fa dell’Islanda un vero paradiso per il giornalismo investigativo.

In realtà la risoluzione, intitolata “Icelandic Modern Media Iniziative”, ha impegnato il governo a redigere dei regolamenti per cambiare la normativa finlandese (14 leggi, tempo previsto: 1 anno).

La spinta della deputata Birgitte Jonsdottir è stata quella di rendere trasparente il rapporto tra il governo e la pubblica opinione: nel 2008 degli scandali delle banche (poi fallite), sono stati infatti i giornalisti stranieri a scovare la maggior parte della corruzione nell’isola.

L’effetto collaterale sarà però quello di diventare una specie di bunker per le notizie rubate, purchè siano di pubblico interesse. In questi casi infatti la magistratura dell’isola non potrà impedire la pubblicazione di documenti, tentare di scoprire la gola profonda o attuare condanne comminate da tribunali esteri in base a leggi contrarie alle norme islandesi. Inoltre chi dovesse subire una causa da parte di una corte straniera a per una notizia pubblicata, sarà autorizzato a rispondere con una contro-citazione davanti ad una corte dell’isola, dichiarandosi vittima di una minaccia alla libertà d’espressione.

La situazione potrebbe però ancora essere modificata: il governo potrebbe cedere alle pressioni dei governi occidentali che in questi 10 anni hanno cercato di limitare la libertà d’espressione, quasi sempre con la scusa del terrorismo.

Ma se tutto andrà bene l’isola diventerà una specie di enorme web farm dove saranno ospitati i server delle testate vorranno essere sicure di non essere chiuse dai propri governi: basti pensare a WikiLeaks. Il pericolo è che si dia ospitalità anche a diffamatori, millantatori, specialisti della disinformazione.

Staremo a vedere come andrà a finire.

[Via: First Amendment Center]