La sfida a Facebook si stava facendo troppo grande e Zuckerberg è stato costretto a correre ai ripari con nuove regole sulla privacy.

I rapporti tra il social network ed il rispetto della privacy dei suoi iscritti non sono mai stati idilliaci, tanto che l’Electronic frontier foundation (EFF) ha pubblicato un articolo che mostra il progressivo peggioramento del rapporto tra Facebook e privacy nel tempo.

Le cose sono peggiorate in occasione della conclusione del “periodo di consultazione” che Facebook aveva avviato per ricevere proposte riguardanti l’argomento. Quindi Zuckerberg ha dichiarato in pubblico che “la privacy è un concetto vecchio, superato”.

E infatti poco dopo è spuntato il progetto “Instant personalization“, attraverso il quale i siti partner di Facebook con i “social plug-in” possono sfruttare le informazioni personali che l’utente ha pubblicato sul network, in modo che costui su un sito partner possa trovare una pagina personalizzata in base ai suoi dati e su quelli dei suoi amici. L’utente può evitare questa personalizzazione  soltanto se si prende la briga di modificare le opzioni sul proprio profilo di Facebook. La mossa era tesa a monetizzare queste informazioni in modo da rientrare dagli enormi investimenti fatti.

Ecco quindi che si sono scatenate le proteste: “Article 29 Working Party”, l’associazione dei garanti europei per la riservatezza, ha inviato a metà maggio una lettera che giudicava la novità “inaccettabile”.

Quit Facebook Day

Quit Facebook Day

Ma il peggio doveva ancora venire: quattro ragazzi sono riusciti in pochi giorni a raccogliere 120 mila dollari per il progetto Diaspora: un social network aperto, che garantirà agli utenti il pieno controllo sui propri dati personali e che dovrebbe essere attivo da settembre. Un gruppo di scontenti ha poi organizzato per il 31 maggio il Quit Facebook Day, ovvero il giorno in cui migliaia di persone hanno dichiarato che si cancelleranno in massa da Facebook.

Ecco quindi che Zuckerberg ha dovuto correre ai ripari, annunciando 3 novità: una singola pagina da cui controllare i propri contenuti, possibilità di impostare in maniera più precisa come verranno usate le proprie informazioni di base e un modo più semplice per escludere le applicazioni.

Tutto ciò è riportato in una pagina di spiegazioni (anche in italiano) che ora è disponibile sul social network. Bisogna vedere se questo basterà ai critici del social network.

Aggiornamento del 1 giugno: solo 35.000 utenti hanno dichiarato di volersi cancellare da Facebook. Il “Quit Facebook day” si è rivelato piuttosto un flop.

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