Giovedì, 21 Gennaio 2010
Il New York Times online parzialmente a pagamento dal 2011
pubblicato da:
paolos in: Copyright, Informazione
E’ ufficiale: il New York Times ha annunciato che dal 2011 sarà in funzione un sistema di pagamento per i propri articoli online.

The New York Times
Il sistema scelto è simile a quello attualmente adottato dal Financial Times che permette agli internauti di leggere 10 articoli liberamente al giorno e successivamente richiede un’abbonamento “flat” che permette l’accesso a tutto il sito.
Il sistema individuato, “Sottolinea il valore di quello che facciamo” ha dichiarato Bill Keller, direttore esecutivo, “ovvero giornalismo professionale, aggressivo e di cui i lettori si fidano: merce sempre più preziosa. Questo ci darà una seconda modalità per sostenere il nostro duro e costoso lavoro.”
Il punto vero però è quanto la richiesta di denaro agli utenti abbatterà i lettori del giornale e di conseguenza le entrate pubblicitarie. Il New York Times è il più grande giornale online negli USA con 17 milioni di lettori al mese e ha già provato due volte questa strada: negli anni ‘90 ci fu un sistema per far pagare i lettori d’oltreoceano, mentre tra il 2005 e il 2007 il servizio TimesSelect faceva pagare l’accesso per gli editoriali e i commenti.
Il giornale sta studiando i vari metodi di pagamento da oltre un anno: la scelta è caduta su questo sistema perchè così il giornale conta di “Massimizzare le entrate da entrambi i canali”, secondo Martin A. Nisenholtz, vice presidente per l’edizione digitale. Attualmente però non sono noti i numeri, ovvero quanti articoli saranno gratuiti e a quanto ammonterà l’abbonamento.
Quello che è sicuro è che il giornale non potrà costruire un muro intorno all’informazione da solo: avrà bisogno sia di distributori (alleanze con sistemi come iTunes, Amazon Kindle, etc.) e di compagni di viaggio tra gli altri giornali.
Insomma, il New York Times ci riproverà, salvo poi stabilire dopo un paio d’anni che il modello ideale era quello dei broadcaster commerciali (TV, radio) che da sempre offrono contenuti senza farli pagare ai propri telespettatori o ascoltatori.
[Via: The New York Times]
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