Lunedì, 16 Novembre 2009
Google con SPDY e GO vuole velocizzare internet
pubblicato da:
paolos in: Google, Protocolli, Ricerca
Google è sempre al lavoro su nuove tecnologie che possano migliorare l’esperienza della navigazione per i propri utenti.
Dai propri gruppi di ricerca sono usciti due progetti, in grado di velocizzare la navigazione e l’utilizzo stesso di internet.
Il primo è SPDY, che ha l’obiettivo di dimezzare i tempi di caricamente delle pagine web del 50%. Secondo il gruppo al lavoro è possibile farlo affiancando un nuovo protocollo al veccho HTTP che possa in parte sostituirsi ad esso.
Per far questo Google sta disegnando un nuovo server web e sta incorporando i principi di SPDY nel proprio browser Chrome. Il nuovo protocollo permetterà multiple richieste in modo di lavorare in maniera concorrente, intestazioni compresse per risparmiare sui dati da inviare (per caricare una pagina web oggi servono da 50 a 100 sottorichieste, quindi le intestazioni sono significative), richieste prioritarie in modo che il client possa avere certe risorse prima di altre (risolve il problema della congestione del canale con risorse non critiche quando altre critiche sono in attesa).
I test di Google dicono che SPDY velocizza del 64% lo scaricamente dei top 25 siti web.

Gordon, la mascotte di GO
Il secondo progetto è un linguaggio di programmazione chiamato GO, unito alla sua controparte software, chiamata Native Client.
Con questi due strumenti sarà possibile scrivere applicazioni web che possano girare in modo molto più veloce rispetto agli standard attuali come Javascript, Java, Flash, Silverlight.
In realtà Native Client è un progetto del 2008 che sta giungendo a maturità e che è incorporato in Chrome, anche se disattivo al momento. L’idea è quella di avere software che gira veloce (quasi) tanto quanto i normali programmi per PC ma con la garanzia di non avere codice pericoloso dal punto di vista della sicurezza.
GO è un linguaggio che vuole rendere più rapida la scrittura del codice e vuole agevolare l’uso dei processori multicore che possono effettuare compiti in parallelo.
Per il momento Google pensa di utilizzare GO sui propri server: con i soldi che risparmierà dall’efficenza dei software potrà spingere sullo sviluppo del linguaggio e del client per vedere di imporli come standard, cosa nient’affatto semplice.
Entrambi i progetti, che sono open source, stanno cercando l’aiuto degli utenti per migliorare il lavoro fatto fino ad ora.
[Approfondimenti: ReadWriteWeb, Cnet]
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