Stiamo ancora parlando di ricerca, ma alla General Electric hanno recentemente dimostrato di riuscire a costruire il super-DVD, ovvero un supporto che possa memorizzare molti più dati dei supporti attuali: fino a 100 Blue-Ray disc, ovvero circa 500 GB.
Il lavoro di questi laboratori si sta focalizzando sulla tecnologia di immagazzinamento dei dati detta “olografica”: invece di utilizzare solo lo strato superficiale per memorizzare le informazioni come nelle tecnologie “ottiche”, si utilizza l’intero volume.
Questo è possibile attraverso lo sfruttamento di un fenomeno fisico che permette la scrittura di più ologrammi (informazioni tridimensionali) nello stesso volume, senza che questi interferiscano. Il meccanismo ricorda la divisione di frequenza che permette di utilizzare lo stesso canale da più fonti di informazione, distinte appunto in base alla frequenza di riferimento.
Le potenzialità dell’olografia è nota già dagli anni ‘60 in cui furono condotte le prime ricerche, ma solo negli ultimi anni si sono fatti i necessari passi per far diventare la tecnologia sufficientemente pratica da utilizzare e relativamente poco costosa.
General Electric non è la sola a lavorare in questo campo: già da anni si stanno impegnando anche quelli di InPhase Technologies, ovvero uno spin-off dei vecchi Bell Labs, ora Alcatel-Lucent che hanno già immesso sul mercato l’anno scorso masterizzatori da 300 GB al costo di 18.000 $ per mercati specializzati come la produzione video e il settore medico (radiologia etc).
Anche Call/Recall, società di ricerca USA è della partita: nel giugno del 2007 aveva dichiarato di aver scoperto il modo per salvare 1 terabyte di dati su un disco simile.
Il recente sviluppo di GE tuttavia potrebbe essere un passo molto significativo poichè hanno usato un approccio differente dai tentativi precedenti, utilizzando ologrammi più piccoli e meno complessi (tecnologia chiamata “microholographic storage”): la sfida era quella di trovare materiali per cui gli ologrammi riflettessero sufficiente luce per essere letti.
La barriera è stata abbattuta con i recenti miglioramenti della performance dei materiali (200 volte secondo il prof Brian Lawrence, il direttore del programma): proprio questo fa pensare che i nuovi dischi possano essere pronti per il 2011 o 2012. Nel video la spiegazione di questo passo fondamentale.
[Approfondimento: The New York Times]
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