Da quando è nato il download di file musicali attraverso il sistema peer-to-peer le associazoni dei discografici (RIAA quella americana e IFPI quella mondiale) hanno iniziato battaglie cruente contro tutto e tutti, per veder riconosciuti i legittimi diritti d’autore delle canzoni illecitamente scambiate.

Digital music report 2009

Digital music report 2009

Una delle valutazioni chiave nelle cause promosse da RIAA era che il 95% del download a livello mondiale fosse di file illegali. Se andiamo a vedere la recente relazione IFPI vediamo che solo il 10% del download illegale è stimato come “mancata vendita”, al contrario delle argomentazioni della RIAA che sostengono quanto segue: “ogni download pirata è una mancata vendita”.

Per capire meglio questi aspetti la BPI (associazione dei discografici britannici) ha commissionato una ricerca a Jupiter Research da cui si evince che il mancato guadagno è circa uguale alle vendite legali online, ovvero proprio al 10% del totale del download.

Ma quali sono invece i vantaggi derivati da questa pratica? Non tutti mali vengono per nuocere, infatti il download pirata può essere visto come un modo per scoprire nuova musica da parte dei consumatori (generando entrate nel medio-lungo periodo), inoltre ha mostrato la strada all’industria discografica che ha riconosciuto di dover competere con prodotti di migliore qualità.

Alcune etichette hanno quindi riconosciuto di aver sbagliato in passato e stanno quindi correndo ai ripari, eliminando i DRM dalle canzoni (come ha fatto Apple recentemente con 8 milioni di brani) o inaugurando servizi di download illimitato a fronte di un piccolo abbonamento mensile.

A fronte di questo però permangono tentativi di introdurre la disconnessione coatta degli utenti che scaricano file, che si sta tendando di imporre ai service provider.

Questi dati sembrano essere confermati da un’altra relazione commissionata dal Governo olandese secondo cui il file sharing è percepito come “cosa buona dal 30% della popolazione.

Secondo i dati raccolti questa attività ha avuto benefici sull’economia dei Paesi bassi, per almeno 100 milionidi €, sopravanzando di grna lunga gli effetti negativi. Questo perchè il p2p permette alle persone un accesso illimitato alle risorse culturali e in questo modo diventa un “filtro” utilizzato per decidere cosa acquistare in seguito.

Insomma, chi scarica musica o film sono poi anche i più assidui frequentatori di concerti o di cinema. Il p2p andrebbe quindi conseguentemente visto come canale promozionale della musica più che canale illegale da contrastare a tutti i costi.

[Approfondimenti: TorrentFreak e Torrentfreak]